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Perché eliminare i carboidrati non è una strategia per dimagrire

27 ott
Tempo di lettura: 7 min

Da lunedì niente pane. Niente pasta. Niente riso. Niente pizza.

Passano sette o dieci giorni. La bilancia scende.

E la conclusione sembra ovvia: “Vedi? Erano i carboidrati.”


No. O almeno: non è questo che hai dimostrato.

Eliminare i carboidrati non è una strategia per dimagrire. Se li togli e perdi peso, molto spesso sta succedendo qualcosa di molto più semplice: stai mangiando meno. Hai ridotto le calorie in ingresso.

Ed è da qui che dobbiamo partire, perché prima di parlare di pane, pasta, glicemia, insulina o metabolismo c’è una regola che viene prima di tutte le altre.



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La prima regola del dimagrimento: IN vs OUT

Il nostro peso corporeo non risponde a un singolo alimento. Risponde, nel tempo, al rapporto tra l’energia che introduciamo e quella che consumiamo.


IN è l’energia che entra con il cibo. OUT è l’energia che spendiamo attraverso metabolismo basale, movimento quotidiano, allenamento e anche attraverso i processi necessari per digerire e utilizzare ciò che mangiamo.

Se per un periodo sufficientemente lungo introduci meno energia di quella che consumi, crei un deficit energetico e il peso tende a scendere. Se introduci più energia di quella che consumi, l’energia in eccesso deve essere immagazzinata.

Il dimagrimento non avviene perché hai eliminato i carboidrati. Avviene perché, eliminandoli, spesso hai eliminato anche una parte importante delle calorie che mangiavi.

Pensaci: quando una persona dice “ho tolto i carboidrati”, raramente significa che ha eliminato soltanto una porzione di riso. Spesso spariscono contemporaneamente pane, pasta, pizza, dolci, biscotti, snack, aperitivi, dessert e molte occasioni alimentari.

Il risultato? Una riduzione anche importante dell’introito calorico. E quindi la bilancia si muove.

Infografica sul bilancio calorico, glicogeno, acqua e termogenesi nel dimagrimento

“Però quando tolgo i carboidrati perdo subito due chili”

È possibile. Ma qui c’è un altro passaggio che spesso viene ignorato.

Il nostro organismo immagazzina carboidrati sotto forma di glicogeno, soprattutto nei muscoli e nel fegato. Il glicogeno viene conservato insieme a una quantità significativa di acqua.

Quando riduci drasticamente i carboidrati, le scorte di glicogeno diminuiscono e con loro diminuisce anche una parte dell’acqua associata.

Perdere peso rapidamente nei primi giorni non significa necessariamente aver perso la stessa quantità di grasso.

Questo spiega perché alcune diete molto low-carb producono un calo iniziale spettacolare sulla bilancia. Una parte è certamente legata al deficit energetico, ma una parte importante del peso iniziale può essere semplicemente acqua.

E quando i carboidrati vengono reintrodotti e il glicogeno viene ricostituito, una parte di quel peso torna. Non perché in 24 ore hai improvvisamente accumulato grasso, ma perché hai nuovamente riempito i tuoi serbatoi.


Ma allora a cosa servono davvero i carboidrati?

Qui arriviamo al punto più interessante.

I carboidrati vengono digeriti fino a molecole più semplici, tra cui il glucosio. Il glucosio può essere utilizzato dalle cellule per produrre energia.

Uno dei primi passaggi si chiama glicolisi: una sequenza di reazioni attraverso cui il glucosio viene trasformato in piruvato, producendo una piccola quantità di ATP e molecole che alimenteranno le fasi successive del metabolismo energetico.

In presenza di ossigeno e quando le condizioni lo permettono, il piruvato entra nel metabolismo mitocondriale. Attraverso il ciclo di Krebs e la catena di trasporto degli elettroni, l’energia contenuta nei nutrienti viene convertita in ATP: la “moneta energetica” che le cellule utilizzano per svolgere lavoro.

Questo non significa che il corpo utilizzi soltanto carboidrati. A riposo e nelle attività a bassa intensità utilizziamo anche una quota importante di grassi.

Ma quando l’intensità aumenta, i carboidrati diventano un combustibile sempre più importante, perché permettono di produrre energia rapidamente e sostengono molto bene il lavoro muscolare intenso.

Infografica su carboidrati, glicolisi, mitocondrio, ATP e termogenesi

E qui entra in gioco la termogenesi indotta dalla dieta

Mangiare non significa soltanto introdurre calorie. Il corpo deve anche spendere energia per digerire, assorbire, trasportare, trasformare e immagazzinare i nutrienti.

Questo aumento del dispendio energetico dopo un pasto viene chiamato termogenesi indotta dalla dieta o effetto termico del cibo.

I diversi macronutrienti hanno un costo metabolico diverso. In termini generali, le proteine hanno l’effetto termico maggiore, i carboidrati si collocano in mezzo e i grassi hanno quello più basso.

  • Proteine: circa 20–30% dell’energia introdotta può essere utilizzata nei processi di gestione e metabolismo.

  • Carboidrati: circa 5–10%.

  • Grassi: circa 0–3%.

Attenzione però: questo non significa che mangiare carboidrati “acceleri il metabolismo” al punto da farti dimagrire. Sarebbe l’ennesima scorciatoia concettuale.

La termogenesi esiste, ma non cancella il bilancio energetico.

Se mangi sistematicamente più energia di quella che consumi, il fatto che una parte di quelle calorie abbia un costo metabolico maggiore non rende il surplus energetico irrilevante.


E se mangio carboidrati e non li utilizzo?

Qui serve fare chiarezza su un’altra frase che sentiamo spesso: “Se mangi carboidrati e non li bruci, diventano grasso.”

La realtà è più interessante.

Dopo un pasto, il glucosio può essere utilizzato immediatamente per produrre energia oppure può essere immagazzinato sotto forma di glicogeno nel fegato e nei muscoli.

Quando l’introito energetico e soprattutto quello di carboidrati diventano molto elevati e prolungati, l’organismo può anche convertire una parte dei carboidrati in nuovi acidi grassi attraverso un processo chiamato de novo lipogenesis.

Ma questo non significa che ogni piatto di pasta che non hai “bruciato” quella sera venga automaticamente trasformato in grasso.

Il corpo regola continuamente ossidazione dei nutrienti, stoccaggio di glicogeno e utilizzo dei grassi. L’accumulo di grasso corporeo è il risultato di un surplus energetico ripetuto nel tempo, non di un singolo alimento preso isolatamente.

Il problema non è mangiare carboidrati. Il problema è quanto mangi, cosa mangi, quanto consumi e quale capacità ha il tuo organismo di gestire quell’energia.

Ed è qui che l’allenamento cambia completamente la conversazione

Se parliamo di carboidrati soltanto dal punto di vista della dieta, stiamo guardando metà del problema.

Il muscolo non è soltanto qualcosa che serve a essere più forti o ad avere un aspetto più atletico. È un tessuto metabolicamente attivo e rappresenta uno dei principali luoghi in cui il glucosio viene captato e utilizzato.

Quando ti alleni, soprattutto quando il lavoro muscolare è sufficientemente impegnativo, aumentano le richieste energetiche e viene utilizzato glicogeno muscolare. Dopo l’allenamento il muscolo deve ricostituire quelle scorte.

Nel tempo, un programma ben costruito di resistance training può aumentare forza e massa muscolare e migliorare la capacità dell’organismo di gestire il glucosio e la sensibilità insulinica.


Donna durante uno squat assistito con trainer in palestra

La passeggiata fa bene. Ma non è la stessa cosa.

Camminare è una delle abitudini più semplici e utili che possiamo inserire nella giornata: aumenta il movimento quotidiano, contribuisce al dispendio energetico e porta benefici cardiovascolari e metabolici.

Ma non dobbiamo confondere due stimoli diversi.

Una passeggiata non produce lo stesso adattamento di un programma di resistance training costruito con esercizi, carichi, progressione e intensità adeguati.

L’allenamento contro resistenza chiede al muscolo di produrre forza contro un carico. Se lo stimolo è progressivo, il corpo deve adattarsi: diventare più forte, preservare o costruire tessuto muscolare e migliorare la capacità di tollerare quel lavoro.

Ed è proprio questa caratteristica che lo rende particolarmente interessante anche dal punto di vista metabolico.

Infografica su allenamento di forza, muscolo, glucosio, glicemia e sensibilità insulinica

Perché questo diventa importante quando parliamo di glicemia e diabete?

Perché il muscolo è uno dei grandi utilizzatori di glucosio dell’organismo e l’attività fisica può migliorare la gestione della glicemia.

Nelle persone con diabete di tipo 2, la ricerca mostra che il resistance training può contribuire a ridurre l’emoglobina glicata e la glicemia a digiuno. Non è un sostituto della terapia medica, ma è uno strumento importante all’interno della gestione complessiva.

Il discorso diventa ancora più delicato nel diabete di tipo 1, dove allenamento, insulina, quantità e timing dei carboidrati devono essere coordinati con molta attenzione per ridurre il rischio di ipoglicemia o iperglicemia.

Questo merita un articolo dedicato, perché parlare genericamente di “diabete e palestra” senza distinguere tipo 1 e tipo 2 sarebbe troppo superficiale.

Per chi convive con diabete, utilizza insulina o farmaci che possono modificare la glicemia, qualunque cambiamento importante dell’attività fisica o dell’alimentazione va concordato con il proprio team sanitario.


Quindi: devo mangiare carboidrati o eliminarli?

La domanda, posta così, è probabilmente sbagliata.

La domanda migliore è: quali fonti di carboidrati sto scegliendo, in quali quantità, all’interno di quale alimentazione e rispetto a quale livello di attività fisica?

Perché una porzione di riso, una banana, dei legumi, del pane integrale e una confezione di biscotti non sono la stessa cosa solo perché contengono tutti carboidrati.

E soprattutto: il fabbisogno di una persona sedentaria non è necessariamente lo stesso di quello di una persona che si allena con regolarità e intensità.

Non devi guadagnarti i carboidrati allenandoti. Devi costruire un corpo e delle abitudini capaci di gestire bene l’energia che introduci.

La vera strategia per dimagrire

Eliminare i carboidrati non è una strategia per dimagrire.

Può essere un modo semplice per ridurre le calorie. Può essere una scelta temporanea che alcune persone preferiscono. In determinati contesti clinici può anche avere indicazioni specifiche.

Ma confondere “ho eliminato un macronutriente e quindi mangio meno” con “quel macronutriente mi faceva ingrassare” significa perdere il punto.

Una strategia è capire quanta energia introduci. Costruire pasti che riesci a sostenere. Scegliere alimenti di qualità. Muoversi di più durante la giornata. Allenarsi con uno stimolo adeguato. Proteggere e costruire massa muscolare. Monitorare ciò che succede e modificare il percorso quando serve.

Questo è molto meno spettacolare di “da lunedì niente carboidrati”.

Ma è anche molto più utile quando il lunedì successivo arriva davvero.



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Fonti e approfondimenti

 
 
 

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